2.11.26

Back to basics

Qualche giorno fa, sul temibile Vinted, mi è preso lo sghiribizzo di cercare una delle prime penne della Wacom che usavo ai primordi della mia esperienza di disegno digitale con iPad.

Per una decina di Euro, dalla Spagna, oggi mi è arrivata a casa la Intuos Creative Stylus 2, una penna smart di seconda generazione (avevo avuto anche la prima versione, che aveva il classico puntale “cicciotto” da stilo capacitivo) molto simile alle classiche penne delle altre tavolette grafiche Wacom, che qui in casa sono sempre abbondate.

Quella era la mia, poco prima di essere venduta a due lire su eBay, all’epoca (genio della finanza)

Purtroppo, per quanto l’avviso dicesse che non era mai stata aperta, una volta spacchettata l’odore di bruciato mi ha fatto presagire l’inevitabile, ossia che la batteria era bella che fusa. Giusto il tempo di provarla con un mio venerando iPad Mini 2 e Procreate, collegata col filo di alimentazione, per poi riporla nuovamente, che non mi fido a tenere in tensione un aggeggino così compromesso.

Due sole cose si sketchano per provare cose: Cammy o Batman. Stavolta è toccato al Pipistrello.

Erano anni da puri pionieri del digitale: dal 2015, con l’arrivo di iPad Pro e, soprattutto, della Apple Pencil il gioco è stato completamente stravolto e il disegnare, colorare, dipingere o sketchare in digitale sono, ormai, attività naturali e semplici come usare materiali tradizionali su taccuini, tele e fogli di carta.

Invece, all’epoca, raggiungere lo sweet point tra precisione, livelli di pressione e reattività dello strumento era una roba davvero complessa, senza contare che, a ogni nuovo modello di iPad, non era per nulla scontato che l’accessorio Wacom usato fino a quel momento rimanesse compatibile con i nuovi display o le nuove antennine bluetooth!

Nostalgia canaglissima: il mio primo iPad Mini, la mia prima Creative Stylus, le prime tavole!

Voi direte: vabbé, ma la Apple Pencil costa una fraccata di soldi! E qui ribatto: la prima generazione di questo giocattolino costava un centinaio di euro, mentre la seconda approssimativamente un’ottantina! Mica bricioline… Eppure, giocandoci di nuovo, provando quella scomodità di stare attento alla mancanza di palm rejection, quell’incertezza su dove cadrà effettivamente la linea o quel lag tra gesto e tratto mi sono ricordato di che conquista fosse ogni esperimento, ogni bozzetto portato a compimento: sembrava di forzare un dispositivo a fare qualcosa che, fino a quel momento, era solo lontanamente pensato di poter fare.

E, prima o poi, vi parlerò della Wacom Inkling, a proposito di sonori fallimenti che custodisco ancora con grande cura (benché, va detto, ormai inutilizzabili!)

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